LUPPOLO (botanica)
La pianta del luppolo Humus Lupulus appartiene alla famiglia delle Cannabaceae nella quale sono incluse anche la canapa e la marijuana.
Il luppolo è una pianta perenne che perde le foglie durante l’inverno per poi rigermogliare in primavera la vita media di questa pianta e di circa 20 anni. L’apparato radicale è costituito da un grosso rizoma carnoso che tende a svilupparsi molto in larghezza, il fusto è di tipo erbaceo e lievemente legnoso e raggiunge anche i 10 metri di altezza, essendo un rampicante ove riesce a trovare un supporto riesce ad attorcigliarsi e salire, nelle coltivazioni si fornisce tale supporto attraverso corde in fibra naturale che partendo dal suolo vanno a collegarsi in alto a dei cavi sostenuti da pali alti appunto quanto la pianta stessa.
Le corde sono preferite a sistemi più rigidi in quanto durante il raccolto esse vengono recise insieme alla pianta per favorire le operazioni.
Le foglie del luppolo hanno un lungo picciolo coperto, come i rami, da numerosi e sottili peli. La forma della foglia è palmato-lobata, ovvero divisa in 3-5 lobi ovali-ellittici con l’apice acuto. Il margine fogliare invece è abbondantemente dentato. Nella parte superiore dei lunghi fusti, le foglie sono più semplici, cuoriformi e senza essere divise in lobi.
La superficie è ruvida nella pagina superiore, resinosa in quella inferiore. Altra caratteristica è data dalle profonde nervature in evidenza.
Il luppolo è una pianta dioica, ciò consiste nel fatto che i fiori femminili oppure maschili sono portati da piante diverse, nella birrificazione i fiori che interessano sono esclusivamente quelli femminili. 
Le piante femminili hanno i fiori situati a due a due all’ascella di brattee simili a piccole foglie. Quest’ultime sono riunite a formare l’infiorescenza chiamata comunemente cono.
L’infiorescenza si sviluppa su un peduncolo a zig zag ed è costituita da un paio di brattee (foglie esterne) e quattro bratteole(petali interni) in corrispondenza di ogni nodo. Alla base delle bratteole si sviluppano delle ghiandole che producono la luppolina, una sostanza gialla appiccicosa e molto aromatica. Proprio la luppolina, grazie al suo contenuto di resine, olii essenziali e polifenoli, occupa un ruolo principale nell’apporto che il luppolo fornisce al processo di birrificazione.
La pianta germoglia e si sviluppa in primavera mentre fiorisce in estate, con l’impollinazione che è anemofila, ossia operata dal vento.
Il luppolo cresce spontaneo in tutte le regioni italiane, ma è più diffuso al Nord, mentre diventa più raro al Sud. Questo perché in natura è una pianta che ama i luoghi freschi e i terreni abbastanza ricchi di sostanza organica. È molto frequente lungo le rive di fiumi e torrenti, ai margini dei boschi, ai piedi delle siepi e lungo i fossi.
A livello altimetrico, questa pianta si spinge fino ai 1200 metri sul livello del mare.
È estremamente resistente al freddo, per questo la coltivazione del luppolo vanta una lunga tradizione nei paesi nordeuropei.
Il luppolo cresce meglio a latitudini che vanno tra i 30° e i 52° ha bisogno di ricevere molte ore di luce durante la stagione della crescita senza gelate, mente durante la fase dormiente invernale preferisce temperature al di sotto dei 4 gradi. La pianta necessita inoltre di un suolo ricco di nutrienti organici e con un ph lievemente acido tra 6 e 7,5. In primavera i primi germogli che spuntano dal terreno andranno potati in modo che i successivi crescano più vigorosi, questo inoltre è un modo per intervenire sulle tempistiche di crescita e fare in modo che questa sia uniforme in tutto il campo e che non sia (a certe latitudini) troppo anticipata causando una fioritura prematura e poco vigorosa.
È utile monitorare la pianta per identificare ed intervenire nel caso essa sviluppi malattie o subisca la presenza di parassiti.
Ecco di seguito le più frequenti:
- Oidio:
È causato dal fungo Pseudoperonospora humuli, compare in primavera quando la pianta presenta germogli rachitici, fragili e di un colore più chiaro se paragonato a quello dei germogli sani. Nel caso dei fiori, questi si infettano quando la fioritura avviene in condizioni
di alta umidità e causa un arresto nella crescita dei coni ed una loro
colorazione che tende al marroncino. Nel caso in cui colpisca radici e colletti
questi possono marcire completamente. - Peronospora:
Causata dal fungo Podosphaera macularis, compare sotto forma di colonie bianche e polverose su foglie, germogli, gambi e anche sui coni. I coni diventano di colore rosso-marrone e successivamente scurirsi ulteriormente essiccandosi, anche questa è favorita da una umidità eccessiva e prolungata. - Verticillosi:
La malattia è dovuta all’infezione di due possibili specie del fungo ascomicete Verticillium dahlie e Verticillum albo-atrum. La sintomatologia di quest’ultimo su luppolo dipende dall’aggressività del ceppo che ha infettato oltre alle condizioni climatiche della zona di coltivazione, di conseguenza possono esserci attacchi letali o non letali alla pianta. Nel caso del ceppo non letale di V. albo-atrum si possono osservare dei giallumi nella pagina inferiore delle foglie e tessuto morto tra le nervature principali, portando la foglia ad arricciarsi verso l’alto. I viticci della pianta si gonfiano e i tessuti interni si scuriscono. Se il ceppo che infetta è letale, la pianta collassa velocemente (foglie e rami) e porta alla morte le varietà più suscettibili. Nel caso di infezione da V. dalhie la gravità della malattia dipende molto dall’ambiente e dalla varietà della pianta; spesso, infatti, gli unici sintomi visibili sono l’ingrossamento dei viticci e un diffuso ingiallimento delle foglie. - Marciume dello stelo:
Marciume rosso dello stelo, o Phomopsis tuberivora , è una colorazione da rosso ad arancione dei tessuti interni della pianta. Questa malattia della pianta del luppolo provoca una crescita irregolare delle radici, delle foglie gialle e degli steli rampicanti che mancano di ramificazioni laterali. - Afidi della foglia:
Insetti che colpiscono soprattutto durante il periodo tra maggio e giugno, sono molto piccoli (2 mm) e succhiano la linfa delle foglie. Molto comuni, se non controllati possono compromettere il raccolto. Per eliminarli, usare un buon insetticida spray prima dei 40-50 giorni dalla raccolta per evitare residui di insetticida sui coni. In alternativa anche le coccinelle funzionano, visto che sono ghiotte di questi insetti. - Acari (Tetranychus urticae):
Il comune ragnetto, detto anche ragnetto rosso, succhia la linfa delle foglie dalla parte posteriore, facendole diventare gialle o rossastre e allo stesso tempo facendo seccare i coni. Basta un comune insetticida per eliminarlo o se volete utilizzare altri metodi, bastano le coccinelle oppure si possono levare direttamente a mano, con un po’ di acqua o con degli spray al peperoncino o all’aglio. Unica accortezza: vanno eliminati nelle prime fasi in via precauzionale, se lasciati incontrollati possono compromettere il raccolto.