La pinta del sabato sera: ELINORE

ELINORE

Autore: Raffa
Popolo di HopUp, bentrovato!

 

Dopo la prima esaltante puntata dello scorso 27 marzo, diamo seguito a “La pinta del sabato sera”, la nuova rubrica attraverso cui vogliamo accompagnarvi nella scelta della birra con cui battezzare i vostri mirabolanti week-end.

 

Se vi dicessi… Elinore, cosa vi verrebbe in mente? Se avete istantaneamente pensato alla protagonista del romanzo “Ragione e Sentimento” di Jane Austen, beh, vi faccio i miei complimenti, siete davvero dei professoroni! Ora però mollate i vostri libri e rivolgetevi al birrificio artigianale “Ratto Matto” per procurarvi una magnifica IPA da 6,5%, il cui nome è dedicato a Elinore Rummin, una famosa alewife del XVI secolo. Croce e delizia di chi vi scrive, questa birra possiede una storia tanto suggestiva quanto significativa: se in principio, al momento del suo sdoganamento, le sue note agrumate e l’aroma del luppolo risultavano al palato decisamente tenui (insinuando nel vorace frequentatore di pub il dubbio che non si trattasse di una vera IPA, sigh), con il passare del tempo (e dunque con le successive versioni dell’agrodolce nettare) ci si è incamminati con passi lenti ma decisi verso la valorizzazione di tutti i tratti salienti di questa birra. Cosa intendo dire? Beh, che la ricetta della Elinore è cambiata, evolvendosi con il passare del tempo. “Come mai?” mi chiederete e io vi rispondo “in ottemperanza alla volontà iniziale del mastro-birraio che ne ha ideato la ricetta”, il cui obiettivo era quello di condurre gradualmente il grezzo palato del primitivo collezionista di pinte all’apprezzamento di una vera British IPA, qual è per l’appunto la versione ultima della Elinore, che oggi è possibile degustare sia in bottiglia che alla spina. Un peccato di presunzione da parte sua? Tutt’altro! Così come secoli fa i perfetti giudici del teatro ateniese dovevano farsi non discepoli bensì maestri degli spettatori comodamente seduti in platea, non facendosi da questi condizionare nelle operazioni di voto, è dovere degli odierni mastri-birrai insegnare ai palati degli allegri ubriaconi da pub quale sia la buona birra da apprezzare piuttosto che piegare il proprio lavoro al banale soddisfacimento dei più elementari bisogni umani.

 

Basta chiudere gli occhi e avvicinare il proprio naso a questa magnifica birra per poterne apprezzare i lievi toni caramellati, che fanno da sfondo ai decisi sentori agrumati, frutto di una luppolatura particolarmente spinta. Al risveglio, aprendo gli occhi, è invece possibile ammirare il suo avvolgente color ambra, incoronato da una schiuma compatta color panna. L’avete capito ormai, questa birra è una regina e come tale va trattata! Al gusto, il primo impatto è dolce, con un accenno di miele, mentre successivamente emerge un amaro deciso e persistente, che lascia però cogliere distintamente le note agrumate intuite all’olfatto e delle sfumature lievemente resinose.

 

Se avessi scritto questo articolo un paio d’anni fa, il mio parere sarebbe stato agli antipodi, ma oggi non posso fare altro che CONSIGLIARE questa birra, veramente rinfrescante e affascinante nel suo sapore!